“Fools”, riadattamento del testo teatrale di Neil Simon.
Con:
Flavio Ardinghi – Yenchno
Michela Chiavegato – Lenya Zubrinsky
Christian Gomiero – Slovitch
Fabrizio Pravato – Dottor Zubrinsky
Cristiano Salvan – Snetsky
Federica Vangelista – Sophia Zubrinsky
Alessandro Verdicchio – Gregor Yousekevitch
Daniele Zamboni – Leon Stephonovic Tolchinsky
Saggio finale del “Laboratorio teatrale base” tenuto da Daniele Ferrari con il patrocinio del comune di Montegrotto Terme.
Gli allievi del corso, dopo un anno di lavoro, metteranno in scena l’opera teatrale di Neil Simon “Fools”, ovvero i pazzi.
Simon la definiva una “favola comica” che possedeva al suo interno appena un “baluginìo di stupidità” e che ti faceva pensare che da un momento all’altro i personaggi avrebbero cominciato a cantare e danzare, come in un qualsiasi musical di Broadway. Fortunatamente per noi, però, non lo fanno!
La ragione del fascino di quest’opera, infatti, sembra risiedere in larga parte nella sua distanza da altri lavori dal coté più “classico”. Qui il commediografo può dar libero corso a tutta la sua fantasia, dato che vengono meno, per la natura stessa dell’opera, tutti quei freni inibitori dettati dall’opprimente e ingabbiante scontro con la realtà.
Inoltre in altre (sue, come di altri) commedie, le battute sono per lo più forzate e “facili”, per così dire, “chiamate”.
Fools riprende un racconto popolare russo su un villaggio di idioti che Neil Simon riattualizza e rende senza tempo, con arguzia. La commedia si svolge nel villaggio ucraino di Kulyenchikov, vittima di una terribile maledizione da ormai duecento anni. Tale maledizione prevede che ogni abitante del villaggio debba soffrire di una forma senza via di scampo e molto acuta di demenza totale. Qui però non di idiozia si parla, ma di, come dire? “stupidità intelligente”. Simon indaga quel confine sottilissimo fra ilarità di situazioni e dramma dei singoli personaggi. A voler rimanere sulla superficie, difatti, Fools potrebbe apparire esile, per lo più una sorta di commediola romantica. Alla fine, al contrario, le grande domande sollevate sono del genere: può la stupidità preservare dall’infelicità? Si può godere della pienezza dell’amore se si è priv(at)i di profondità di pensiero?
Simon si rifà al classico e supercollaudato (dalla tradizione) schema della commedia degli equivoci, qui però innescati dalla “foolishness” stessa dei personaggi, che non essendo in grado di andare al di là del loro naso, non riescono di conseguenza neppure ad oltrepassare la barriera del significato letterale delle parole.
Di qui scaturisce una riflessione nient’affatto banale sulla natura ingannevole del linguaggio e dei suoi effetti mendaci sulla comunicazione e il rapporto con gli altri. Esilaranti, da questo punto di vista, i duetti/battibecchi/
D’altro canto l’abilità di Neil Simon con dialoghi e tempi comici è universalmente riconosciuta.
La surreale e pirotecnica scena del matrimonio finale, dimostra tutto ciò, dove si susseguono, giusto per rendere conto del ritmo forsennato della piece, un’adozione, un divorzio, un matrimonio e una morte in famiglia nella stessa notte! Tutto, però, avviene unicamente sul piano verbale, insito cioè, in quelle infinite possibilità della lingua che Fools indaga sottopelle.